port

visto dal maghreb

il nostro compleanno è…

un gesto comunitario

Accendere con voi una luce di speranza e di coraggio : la centoventunesima!

Ed è, sempre, aprire una porta…

un ricordo vivo

Ripensare a un nostro vecchio missionario scalabriniano, sopra la montagna di detriti delle miniere – il terril – a coltivare un piccolo orto tra tanti, con altri emigrati. Oltre agli ortaggi, era solito coltivare la parola, la relazione, la compassione,  il senso interculturale e interreligioso con i vicini di orto : marocchini, algerini, polacchi, spagnoli… Parabola superba. Sulle macerie dell'emigrazione, conservare sana la capacità di costruire ponti tra uomini e religioni. Oggi  - mi dicono - la gente si ripete l’uno all’altro : Tocca a noi vivere il suo spirito…  A Herserange.

un panorama nuovo

Ricordare quanto il Conseil de l'Europe a Strasburgo, qualche anno fa, a seguito di una sua sessione « Religions et migrations » (co-diretta da A.Perotti),  raccomandava agli Stati di:

a) prendere atto che il panorama religioso europeo è diventato multireligioso, non piú unicamente cristiano; b) garantire una "égalité de chances et de ressources" per ogni religione.

una convinzione attuale

Aver vissuto qui, al monastero, un w.e. inter-congregazionale della vita religiosa. Tempo di riflessione, di scambio, di festa. Due affermazioni colpiscono tutti : « la nostra testimonianza dovrà oggi entrare nella logica dell'ESSERE e del VIVERE, non piú del dire e del fare... Vivere soprattutto il rispetto e la stima dell’altro, contro il virus mortale del disprezzo dell'altro o del suo deprezzamento.»

(dai Lineamenta del sinodo africano 2008).

un’esperienza motivante

Osservare Saruat, giovane egiziano, sguardo dolce, parola tranquilla, nella comunità francescana di Meknès, con Gustavo, messicano, Joël, francese, Pietro, italiano e Siméon, polacco, nel suo anno di esperienza pastorale, prima di attaccare la teologia. Stage benefico... «Perchè imparo» mi ripete due volte, in italiano. «Guardando tutti gli altri. Da vicino». Non come giovane prete, subito nel fuoco dell’azione, a rischio di chiudersi in un settore o di spezzarsi le gambe... Ha il tempo di maturare e di vivere sul campo… la comunionalità scalabriniana!« Studiare teologia, adesso so per chi… per che cosa... e come» conclude calmo. Disarmante evidenza.

una spiritualità di abbandono

Suonare il campanello dalle suore francescane, qui vicino al nostro monastero. Appena mi si apre : «Vieni, Renato, a vedere !» In un angolo del giardino, una pianta con le foglie, in parte cadute che, morendo d’autunno, sono di un giallo intenso, luminosissimo... Una meraviglia ! « Ma queste… siete voi !» mi viene da esclamare all’istante, contemplando. Tutte vecchie, queste cinque suore, 30/40 anni di Marocco, una solidarietà con la gente incrollabile, un impegno grande, sereno, senza misura, nessun rincalzo dalla Francia… « Noi moriremo » sospiravano, giorni fa, « ma questa gente non dimenticherà mai che dei cristiani li hanno amati. E che non erano cattivi, come hanno loro insegnato…» Luminosa spiritualità dell’abbandono. Come, in questo giardino, queste splendide foglie... 

una inculturazione inedita

Ammirare suor Myriem, libanese, in ritiro qui al monastero, direttrice di una grande scuola di Casablanca (950 ragazzi, 6 - 12 anni, tutti musulmani, insegnanti musulmani). É stata abituata a lavorare con i musulmani in Siria e Libano. Il programma è quello dello Stato del Marocco. Corano, compreso. Ed è una scuola… cattolica ! Molto richiesta, per serietà e per impegno. All'inizio della mattinata, fa la preghiera : « Offriamo a Dio questa giornata, il nostro studio… » In tempo di ramadam : « Facciamo il digiuno, oggi, delle parolacce, delle offese agli altri… » E, con gli occhietti chiusi, questa suora fa pregare i ragazzi nella loro fede… Incredibile.

un tormento vivo

Ascoltare Père Joseph di Oujda, settantenne, ai confini con l’Algeria, mentre mi ripete ossessivo : « Ma l’uomo ha il diritto di essere un uomo? L’Africa non ha il diritto di uscire di casa? perchè rinchiuderla cosí ?! » Ce l’ha con l’Europa e con i suoi fantasmi ossessionanti di invasione…

Lui che ama gli spazi aperti! La sua chiesa, protetta, guardata a vista dalla polizia, è diventata un porto di mare, un asilo, un’oasi umana (eucarestia, sabato sera, culto protestante, la domenica). L’altra settimana sono arrivati ancora dei subsahariani, una decina… dormivano sul tappeto. Sí, dove abbiamo celebrato ieri sera, mi precisa. Capisco, attorno all’altare. Tutti cosí, appena arrivano, crollano per terra, mi dice. Morti dalla fatica. Una coppia nigeriana vive da un mese chiusa in sacrestia : ha perso il bambino, la salute, la speranza, il morale… si preparano a tornare indietro. Medecins sans frontières ogni tre giorni gli manda africani da accogliere. Benoît, seminarista di Parigi, è venuto qui un mese, dopo una sua conferenza laggiú. É partito sconvolto. Trasformato. Mi mostra il suo commento, scritto sul Libro d’oro. Ora legge la teologia della realtà umana, degli incontri con le persone, delle tragedie dell’uomo... Non piú solo libri e idee.

un racconto disumanizzante

Rileggere le parole di Jean-Paul, camerunese, in convalescenza presso Père Joseph di Oujda, dopo essersi spezzato le ossa alla barriera di Melilla, e pubblicate con la sua odissea su un libro appena uscito. "Una doppia testimonianza : quella della vita in esilio quanto sia svalutata, quanto sia degradata oggi, e, implicitamente, quella del processo politico europeo, all'origine di questa svalutazione, di questa degradazione", commenta un ricercatore francese.

Erano in tre all'inizio, a passare il deserto, di cui uno piú debole, forse malato, solo due arriveranno nel corso di questa marcia forzata dal Niger. Il racconto della morte descrive questa disumanizzazione subita da chi parte in esilio... Un sole di piombo, micidiale. L'uomo rallenta, si lascia distanziare, avanza debolmente, barcolla, crolla... Tenta di rialzarsi, poi, riparte e crolla di nuovo. Poi si rialza e riprende il cammino di un passaggio del deserto, che bisognerebbe fare d’un tratto unico. Ogni sosta è pericolosa… Gli avvoltoi dall’alto individuano la debolezza dell’uomo e comminciano a roteare, seguendo la sua marcia incerta, traballante. Sentendo la fine prossima, lo attaccano ancora vivo… Il cuore cede e muore. Nonostante i rischi incorsi, i due tornano indietro: decidono di seppellirlo per proteggerlo da un previdibile scempio. Scavano con le loro mani e qualche pietra una buca superficiale, prima di riprendere la loro strada. Inutile sepultura. Inutile protezione. Non fermerà gli avvoltoi: questi sterrano il corpo, qualche minuto piú tardi...

« Ció che importa qui è, insieme, la disumanizzazione diventata banale e l'illustrazione di un fenomeno di piú vasta ampiezza. Migliaia e decine di migliaia muoiono, senza lasciare nessuna traccia nel Sahara. In qualche settimana, due mesi al massimo,  il deserto cancella tutto di questi morti dimenticati… e vanno ad aggiungersi a coloro che spariscono nel Mediterraneo. A quante migliaia o centinaia di migliaia ammontano, nessuna statistica affidabile… » annota il sociologo.

una domanda al vescovo

E sentirsi rispondere, a una domanda imbarazzante : « Ma che cos’è, oggi, una piccola Chiesa in un Paese totalmente musulmano ?! » « Una grande fortuna. Incontrare l’altro nella sua differenza, non è forse il messaggio di Cristo?» (Mons. Vincent Landel)

una preghiera

A Lisbona, davanti all’Oceano, il 20 settembre, in un incontro della Commissione nazionale Migranti. « Come sei bello, Oceano, nella tua immensità, oceano che chiama a guardare l’infinito, che invita ad andare sempre piú al largo, che invita ad andare all’incontro dell’altro. Per questa creatura, sii benedetto, Signore ! Nonostante la bellezza, tu ci fai tanto presente dei ricordi tristi. Oceano, malgrado la tua immensità, vuoi collegare i nostri continenti, europeo e africano. Ma se siamo qui, questa sera, è che troppo spesso, al posto di essere un ponte, sei diventato una barriera. Anche a causa di noi uomini e, tuttavia, siamo cosí vicini... La settimana scorsa ero a Tangeri e, guardandoti, vedevo tanto vicina la costa europea, come a portata di mano, solo15 km ! Cosí, davanti alla tua immensità, questa sera, veniamo a implorare il perdono di Dio ! Oceano, perchè non avevano piú tanta speranza da loro, nel provare a passare al di là, sappiamo che numerosi uomini e donne sono arrivati sulla tua riva, sono saliti su delle piroghe e non sono mai piú tornati… sei diventato, per loro, un lenzuolo funebre. Per essi, Dio, ricco di misericordia, noi ti imploriamo ! Questi, ormai scomparsi, si chiamavano Myriem, Ibrahim, Issa, Aicha, Désiré, Ali… ma pensando a loro, sappiamo che ce ne sono talmente tanti, che sono partiti da casa, e sono ancora per strada… Ascoltanto la loro storia, spesso drammatica, sono meravigliato della loro forza di carattere. La volontà di sopravvivere decupla le loro forze. Molti di loro trovano la forza nella fede in Dio. Per il loro coraggio, o Dio, noi ti benediciamo! Davanti a questo Oceano, Dio di bontà, cosí ricco di misericordia, apri i nostri occhi, apri le nostre orecchie, apri il nostro cuore, apri le nostre mani, facci partecipare alla costruzione di questo ponte tra gli uomini. Amen ». ( Mons.V. Landel, arcivescovo di Rabat )

un appello di frontiera (costruire il Mediterraneo)

Il coraggio di aprire una collaborazione e delle sinergie con altri, con chi condivide la stessa passione per i migranti, la stessa umanità che cammina... Come queste diocesi del Maghreb, fatte di migranti (spagnoli, italiani, francesi, filippini, coreani… ), che prendono cura di altri migranti (subsahariani, esiliati, sans-papiers…) in mezzo a un popolo che emigra.

E un domandarsi, infine,: quo vadis, Europa…

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