CROAZIA_08_2007__116

La scelta dell’impegno politico è un atto d’amore. Con esso il politico risponde ad un’autentica vocazione, ad una chiamata personale. Egli vuol dare risposta ad un bisogno sociale, ad un problema della sua città, alle sofferenze del suo popolo, alle esigenze del suo tempo.

Chi è credente avverte che è Dio stesso a chiamarlo attraverso le circostanze. Il non credente risponde ad una domanda umana, che trova eco nella sua coscienza. Ma, in fondo, è sempre l’amore che entrambi immettono nella loro azione.

Il "politico dell’unità" prende coscienza che la politica è, nella sua radice, amore. Ciò porta a com-prendere che anche l’altro, a volte chiamato avversario, può avere compiuto la propria scelta per amore. E questo esige che lo si rispetti, anzi il politico dell’unità ha a cuore che anche l’altro realizzi il disegno buono di cui è portatore, che, se risponde ad una chiamata, ad un bisogno vero, è parte integrante di quel bene comune che solo insieme si può costruire.

Un altro aspetto della fraternità in politica è la capacità di saper ascoltare tutti, anche i "diversi". E in tal modo ci si "fa uno" con tutti, ci si apre alla loro realtà. E il farsi uno aiuta a superare i particola-rismi, rivela aspetti delle persone, della vita, della realtà, che ampliano anche l’orizzonte politico. Il politico che impara a farsi uno con tutti diventa più capace di capire e di proporre. Il farsi uno è il vero realismo politico.

Ancora, il politico dell’unità non può rimanere passivo davanti ai conflitti, spesso aspri, che scavano abissi tra i politici e tra i cittadini. Al contrario, egli compie il primo passo per avvicinarsi all’altro e riprende la comunicazione interrotta. Creare la relazione personale dove essa non c’è, o dove ha subito una interruzione, può significare, a volte, riuscire a sbloccare lo stesso processo politico.

La fraternità, ancora, trova piena espressione nell’amore reciproco, di cui la democrazia, se rettamente intesa, ha una vera necessità: amore dei politici fra loro, e fra i politici e i cittadini. Il politico dell’unità non si accontenta di amare da solo, ma cerca di portare l’altro, alleato o no, all’amore, perché la politica è relazione, è progetto comune.

Un’ultima delle nostre idee-forza è che la patria altrui va amata come la propria; la più alta dignità per l’umanità sarebbe infatti quella di non sentirsi un insieme di popoli spesso in lotta fra loro, ma, per l’amore vicendevole, un solo popolo, arricchito dalla diversità di ognuno e per questo custode nell’unità delle differenti identità.

Leggere il testo completo, apparso come omaggio a Chiara : Pagina_Lubich     (estratto dalla conferenza ai Sindaci a Martigny - CH)

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una testimonianza indimenticata