festival06

italiani in terra inglese

Una miriade infinita di casette si allungano sulle rive del Great Ouse, un fiume dal tranquillo ritmo inglese. Un paesaggio verdissimo altrettanto inglese. E un cielo grigio e freddo anche ora in pieno agosto: maledetto clima di un’isola. È Bedford, a un’ora quasi da Londra. E, camminando, tutte le costruzioni qui ti guardano con i loro bei mattoni rosso-scuro... Se questi si mettessero a parlare, parlerebbero in italiano!

Sì, la grande comunità italiana qui residente se lo ricorda anche troppo bene. Quando circa 50 anni fa si lavorava duro 10-12 ore al giorno, a cottimo, in ben cinque fabbriche, che di mattoni ne sfornavano a milioni perfino per l’estero. Un’intesa con lo Stato italiano faceva arrivare manodopera da Avellino, da Benevento e dai dintorni di Napoli con l’obbligo di non cambiare mestiere nei primi quattro anni. I nostri italiani del Sud cadevano, così, in tutto un altro mondo: lingua, cultura, tradizioni e meteorologia diversissime dal loro paese. Altro che il sole del Sud, si dicevano subito, qui in un solo giorno vivi le quattro stagioni! Se al mattino ti pare bello, alla sera aspettati pioggia e freddo. Franco ricorda ancora quando si andava a fare la spesa e c’era sempre chi si accucciava, sbatteva le ali e... faceva coccodé. Ed era per comprare delle uova! processione2processione3processione_bedford

Si arrivava quì con la seconda elementare o anche meno, ma una grande fede, un enorme coraggio e ... i propri santi patroni. Sì, li ritrovi tutti nella chiesa della Missione italiana di Bedford. Allineati, luminosi, tutti in fila lungo le pareti, come una stupenda processione che ogni domenica ti aspetta. C’è S. Lucia portata da Cava dei Tirreni, S. Lorenzo da Busso, S.Ciriaco ...

Come per dire che lassù i nostri santi non si sono dimenticati della Chiesa pellegrina sulla terra e dei suoi figli migliori: i migranti. E quando qui si cantano le litanie... i ricordi e il coraggio si fanno vivi, vibranti, immensi.

Come nei funerali, dove trovi sempre una folla enorme, una messa cantata dall’inizio alla fine. Mai visto altrove. È un vecchio combattente che si accompagna, è una storia eroica che si ricorda. Uno di noi ritorna a Dio e un migrante, pur tra un popoli di umili, e' sempre un eroe. Peccato che i figli in chiesa li vedi poco – ci dice il dinamico parroco P.Giovanni Meneghetti – ancora meno la terza generazione. La fede va sfumando, quasi scomparendo, o almeno sono loro... Anche se le battaglie ci sono ancora, eccome!, ma di altro genere. Sarà il matrimonio di Isabella con un pakistano che stenta a camminare, di un italiano con una spagnola, con un’inglese... o problemi di dialogo, di identità o di prospettive.  Anche se a volte incontri delle sintesi belle, riuscite, armoniose tra due mondi...  Giuseppina da Conegliano con Alfredo (che tutti credevano italiano, ma era semplicemente lituano) vendevano fish and chips che era una meraviglia: pesce-fritto meglio degli inglesi! Si', diversamente da questi disponibilita', sorriso e destrezza facevano parte degli ingredienti. Come sempre, l'emigrazione nel paesaggio sociale e culturale  ha una volonta' di riuscita e una forza di rottura e di... ricomposizione sorprendenti! In terra inglese, cosi', il cammino dei nostri discendenti continua ancora oggi... anche se a volte manca un motore che i nostri vecchi avevano. La fede.

vedi da rivista Contatto di Monaco di Baviera:  Contatto