Ritratti_01

foto a.maira 

fede di italiani all’estero…

Donna_Vittoria__una_combattenteSe suonate al 28,Maitland Road dovrete attendere pazienti qualche istante. Donna Vittoria si muove a fatica... ma la sua accoglienza sarà fantastica. In una casettina tutta moquette trovi subito il caffè abituale battezzato la bomba metà caffè e metà sambuca, gente di passaggio continuamente, e il libro dei salmi aperto sulla tavola. Un originale porto di mare. Nonostante l’imponenza, lei è dolce e generosa, la sua vita in emigrazione un combattimento - perdendo una figlia e il marito giovanissimi - e la sua bella semplicità disarmante. Ogni mattino tutta la casa fuma alla grande: lei stessa cucina per tutte le cinque figlie sposate, le loro famiglie e anche... per noi missionari. Alla sera dirige il rosario parrocchiale e quando muore qualcuno lei è là in prima linea ad animare la veglia. Azione e contemplazione: un’alleanza stupenda nella sua povera esistenza di emigrata.

Giuseppina“A me, mi sono sentita rivivere!” ti spiega invece convinta Pina, ormai sulla settantina, parlando delle sue mattinate alla Missione. “Piuttosto di restare in casa da sola, a piangere dopo la morte di mio marito eccomi qui!” precisa subito. Ha scoperto, infatti, un modo di rendersi utile alla comunità, anzi a dire il vero, preziosa piú che mai.

plotone_pulizieOgni lunedi, poi, in chiesa c’è la rivoluzione: con spazzolone in mano Filomena, Giovanna, Lucia, Maria... un piccolo plotone di donne lava a specchio la grande chiesa, pulisce i tappeti, spolvera i santi, mentre l’organo spara i suoi splendidi accordi a tutta canna. Le donne vanno a ritmo e ogni tanto si lasciano sfuggire un bacio segreto a Sant' Antonio o a Padre Pio. Umberto, invece, da sempre anticlericale, si attiva in sacristia con una giovinezza ritrovata: il suo debole è l’incenso, ne va matto, il suo forte è la precisione. Nelle cerimonie pensa ad ogni cosa come un capitano di bordo, “Ho voluto dare la mia vecchiaia alla chiesa, si lascia sfuggire, proprio come Michele”.  E costui era il vecchio sacrista del suo paesello, ormai in compagnia dei santi, che stava tutto il giorno in chiesa...

Franco e Angela con le tre comunità di neo-catecumeni sono altrettanto attivi nella Missione tra preghiera, catechesi, collaborazioni e barbecue: insomma tra gli impegni e le feste, senza paura!

Tutti questi volontari hanno reso la Missione cattolica italiana di Bedford una famiglia. Lo spirito di famiglia, infatti, è l’insegnamento più bello della nostra cultura, tanto da farne qui un’invidiata oasi italiana in terra inglese. È gente semplice, che spesso parla inglese senza saperlo scrivere, con il cuore in mano, la fede in ogni gesto, un bel senso di appartenenza e la voglia di sentirsi sempre utili. Il Sud li ha creati così e l’estero li ha cresciuti e solidificati: ora danno frutti e purtroppo... acciacchi, in abbondanza. Sì, i nostri laici in tutte le Missioni sono spesso così: vivono e lavorano generosamente, senza una speciale riconoscenza o ricompensa. A volte neanche quelle quattro parole che li consola: “Bravi, siete tutti figli di Scalabrini!” Ed era il vescovo di Piacenza, chiamato da tutti Padre dei migranti. Questo sarebbe il complimento più bello e più vero, visti i loro miracoli. Ma don’t worry, dicono qui, non preoccupatevi... lassù, il posto ve lo tiene pronto Scalabrini stesso, graziaddio!

La vita di ogni migrante è preziosa agli occhi di Dio, quando la sua fede sa diventare coraggio, accoglienza e solidarietà. Come qui.

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