una domenica

a più vocipace 

Anche questa domenica appuntamento con le varie comunità di migranti nella nostra chiesa, al Centro Scalabrini di Londra. Evidentemente ogni liturgia ha un tocco differente: differenti sono la sensibilità e la cultura, ma la fede vi sembrerà la stessa in tutti. Grande, corale, viva.

Paradossalmente, si presenta oggi un sole nella città del Tamigi da fare invidia a qualsiasi città italiana: una domenica di metà ottobre bella, superba, solare. Così, con un tempo simile, Isaia può ben scattare quella luminosa foto di gruppo della fine del mondo, che commuove sempre ascoltare... Quando tutti i popoli della terra dopo aver ben camminato arriveranno sulla montagna santa del Signore e Lui stesso preparerà loro un banchetto con ogni bendidio. Come non vedervi il destino dei nostri stessi migranti?!

Naturalmente in tavola, aggiungo nella messa degli italiani, non mancherà il protagonista. E subito capiscono al volo: il vino. “Anzi ci saranno i vini migliori e li conoscete bene...” oso aggiungere. Scoppia allora in tutta l’assemblea una salva di nomi che è un incanto: Barbera! Tocai! Gutturnio! Nero d’Avola! Montepulciano! Cannonau!... Ognuno è contento di nominare il suo, comme fosse il santo patrono della sua terra! Ma poi la celebrazione prende un risvolto più serio quando ricordo Giuseppe, ventenne, figlio di emigrati di Avellino ridotto in polvere, bruciato a 1000° nel tunnel del monte Bianco, anni fa in un grandioso incidente. Questa stessa visione del profeta Isaia accompagnava allora la nostra celebrazione fatta alla bocca del tunnel, ai piedi del massiccio... Stringeva il cuore vedere mamma e papà e tantissime altre famiglie straniere, sconvolte dal dolore, guardare in alto verso questa montagna superba e tragica, e ascoltare quell’impossibile, consolante speranza di un Dio che vi prepara un banchetto alla fine dei secoli...

Invece alla messa della comunità portoghese ricordo quel vescovo che scommetteva parlando dei portoghesi che non sanno pregare la Madonna... Sorpresa generale. Possibile?! ma se ogni donna portoghese non ha sulle labbra da mattina a sera che avemmaria e santammaria! Lentamente comincio: Ave Maria, cheia de graça... e tutta l’assemblea segue sommessa fino quasi alla fine, ma al momento della morte li fermo tutti... “Ora e nell’ora del nostro incontro!” perchè Maria ci aspetta da sempre e il Signore da secoli ha preparato per noi un banchetto strepitoso! Capiscono e sono d’accordo. Alla fine della messa, volgendosi alla statua della Vergine tutti insieme “Ave Maria...” ma c’è sempre qualcuno che cade nella brutta abitudine... della morte.

Al Credo, poi, sono invitati a professare la loro fede con tutti gli emigranti della terra, che camminano verso la montagna santa... della fratellanza universale. Ed è bello sentirli ripetere come in una litania: “Signore, Tu sei la via, la verità e la vita. Tu sei il compagno di viaggio della nostra avventura. Sei Tu la pace nella nostra lotta di ogni giorno. Tu sei l’unità delle nostre famiglie.” Li senti avanzare compatti ad ogni frase con la sicurezza di un esercito e la convinzione di chi ne ha fatto l’esperienza e la rivive dentro. “Tu sei la forza del nostro cammino. Tu la speranza delle nostre attese. Tu sei il premio della nostra vita!”

Alla sera, alla messa inglese della comunità filippina, sempre colma di ragazze sorridenti, è pronto un invito speciale. Letto il vangelo dell’invito al banchetto di nozze del Re, in silenzio i chierichetti quikly e smily (queste erano le consegne) piombano sull’assemblea per portare ad ognuno il grande invito... Sembrano gli angeli lanciati ai quattro angoli della terra alla fine del mondo, per far risorgere gli esseri umani. Con una bella eleganza decorata da un fiore esotico il cantoncino parla in tagalog: “Sei invitato alla meravigliosa tavola del Signore alla fine della tua lunga vita. Ma ora sei invitato a prepararti cambiando vita, camminando insieme agli altri differenti da te, costruendo la pace tra gli uomini.” Messaggio breve di migranti, che riassume tutta una celebrazione. Se lo nascondono in tasca, appena letto, come un tesoro...

Così l’incontro domenicale con i nostri migranti è celebrare la loro vita. Ma soprattutto la presenza di un Dio che li accompagna e sa comunicare un coraggio e una speranza a loro indispensabili. Come un vaso di argilla la loro esistenza, aggiungerebbe Isaia, si lascia trasformare dalle mani di Dio e da quelle degli uomini che incontrano.