rosettabig

l’arte di

apprezzare

l’altro 

A mezzogiorno dopo il breve corso di inglese a Oxford Street, prendo il mio panino quotidiano e mi avvio in un luogo vicino per consumarlo: si trova a due passi ed è proprio il British Museum. Mi confondo tra la folla che entra ed esce, non serve biglietto di entrata (come d’altronde - grandiosa idea! - per tutti i musei qui, a Londra), e nella hall oltre al ristorante interno due self-service accoglienti, spaziosi, eleganti sembrano dirti: sei a casa tua! A sorvegliarne uno dall’alto dei suoi undici metri c’è tra l’altro uno stupendo totem in legno intagliato di quasi duecento anni fa, proveniente da un’ isola del Canada. A volte preferisco, invece, l’altro custodito da un’enorme stele in alabastro del re assiro Assurbanipal, imponente e degna compagnia per l’occasione. Il bookshop di fronte porta nel bel mezzo, in pietra, un guardiano cinese degli spiriti del male di epoca Ming, serio e assorto nel suo mestiere. Pezzi d’arte, così, si confondono con la gente e il loro rito quotidiano di consumare qualcosa, ammirando...

Ma qui un museo è un luogo di vita: non“trasforma l’opera d’arte in un semplice oggetto” come direbbe André Malraux. Vedi scorrere frotte di bambini con dei quaderni in mano e appena tracciato sopra qualche profilo di statua del Partenone... Oppure una giovane mamma davanti a un Buddha thailandese del XVII secolo: seduta per terra davanti con le gambe a fior di loto insegna alla sua bambina a provare anche lei... mentre il piccolo in carozzina contempla il tutto già con l’immortale serenità di un Buddha. È un’estetica viva, vissuta. Ed è soprattutto l’arte di contemplare il diverso, l’altro. L’arte di apprezzare un’altra cultura.

E osservo vagare tutta questa gente stupita nelle sale delle arti asiatiche e in quel superbo percorso di 7.000 anni di giada cinese: un cammino di meraviglie tra i secoli di una pietra dal magico color verde. Vi si incontra perfino il vestito funebre di un imperatore del II secolo prima di Cristo: duemilaquattrocento placche di giada legate da filo d’oro, lavoro di ben dieci anni prima della morte. Oppure lo stupore nel settore delle mummie egiziane che diventa quella sottile curiosità da detectives degli esploratori inglesi... La miracolosa stele di Rosetta, invece, sorride all’entrata con gente che si ferma tutt’attorno, quasi fossero api intorno ad un favo di miele. Ed è vero, in fondo, permise agli studiosi una... dolcissima scoperta: la misteriosa lingua dei faraoni. Sì, insondabile mistero fino allora dell’alterità di una scrittura.

Ma mi trovo anche ad ammirare i tantissimi volti ed epressioni di visitatori stranieri, orientali, europei, non mancano mai dei giovani italiani e i loro gesti baldanzosi... “La gente è il più grande spettacolo del mondo!” esclamerebbe Charles Bukowski. Guardo con ammirazione una giovane coppia di coreani: da tempo seduti si osservano da vicino, si parlano lentamente, incantati - delicati volti di porcellana - accarezzandosi unicamente con lo sguardo... Sì, un altro modo di cantare l’amore. Ed è un’altra opera d’arte, che ammiro... “Senza amore l’umanità non sopravviverebbe un solo giorno” aggiungerebbe filosoficamente Erich Fromm. Ed è questo sguardo incantato la chiave stessa nello scoprire il valore dell’altro. O il valore di un altro mondo.

Anche l’italiano, rifletto tra me, è un popolo estetico, per eccellenza. Erede del mondo greco, romano, rinascimentale... porta in sé il senso del buon gusto, il valore del bello. Perfino il linguaggio lo rivela, attraverso l’inflazione del termine bello, usato da noi in tutte le salse. Ma l’estetica dovrà imparare ad aprisi, non a rinchiudersi in sè o nel proprio simile, narcisisticamente. Solo l’alterità, l’altro darà il senso più vero e dinamico alla vostra capacità estetica. Lo stupore di fronte al differente o al nuovo dovrà sostituire la nostra istintiva condanna o il sorriso di distanza che appare spesso in volto facendosi irrisione...

La curiositas, l’apertura al diverso sarà un valore da insegnare e da coltivare. Ed è la lezione più grande che si riscontra tra i nostri emigrati italiani, immersi in una cultura a volte agli antipodi della nostra. Mi commuove sempre in Inghilterra, in Francia o in Africa del Sud sentirmi dire: “Sa, quello che veramente mi piace qui...” e ti sottolineano dei valori sconosciuti, qui finalmente incontrati. Stupenda lezione di vita, quando i nostri orizzonti si aprono! Saper cogliere così il senso del bello in un racconto arabo, in una scultura africana, in un’espressione religiosa indù... Il lasciarsi stupire è un segreto possente. Ed è quel modo disarmato di prepararsi a capire l’altro, ad entrare in punta di piedi nel suo mondo così differente. Segreto prezioso nella realtà multiculturale in cui viviamo, indispensabile, anzi, oggi più che mai. Per scrivere insieme il domani.