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da un altro punto di vista...

 

 

Spesso, vivendo all’estero tra emigranti, mi viene in mente un vecchio professore di filosofia. Ci ricordava a volte un esperimento scientifico dal vago sapore di parabola... Un bambino è messo a capo di un tavolo, sul quale si trova un bell’orsacchiotto, mentre, all’altro lato, una persona tiene davanti a sè sullo stesso tavolo una mela. Questa è evidentemente nascosta da uno schermo alla sguardo del bambino. Alla domanda che cosa vedi? il bambino dirà un orsetto. E che cosa vede l’altro, secondo lui? lo stesso, risponderà sicuro. Cambiando posto, seduto, allora, davanti alla mela il bambino darà come risposta di vedere naturalmente una mela. E l’altro? Dovrebbe vedere anche lui... una mela! Sembra, infatti, che attorno all’età di due anni un bambino creda che gli altri vedano come lui, cioè proprio quello che vede lui.

 

E al nostro professore concludere: “Certi adulti sono rimasti a questo stadio. Credono (e a volte, esigono!) che altri vedano come loro, quello che essi vedono, dal loro medesimo punto di vista!” Imparare, infatti, che l’altro ha un angolo di veduta differente dal nostro e che ciò merita rispetto è un bel segno di maturità raggiunta...

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