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Da un monastero inglese

“Benvenuto a casa tua!” mi dice con un sorriso così sincero che non stento un istante a credergli. E, difatti, tutto qui sembra fatto apposta per accogliermi: la cella tutta in moquette, un fiore sul tavolo, il miele e una teiera sempre disponibili... È un monastero benedettino inglese: Worth Abbey. Ogni monaco che passa ti guarda, sorride, saluta appena e scivola via. Ognuno sembra accompagnato da madonna discrezione e dalla cortesia. Il priore è un australiano dallo sguardo sicuro e dalla parola dolce: uno scrittore come Thomas Merton. Così, sembra veramente di essere a casa: tutto è semplice, caldo, accogliente come ogni casa inglese; fuori la neve imbianca un paesaggio da incanto.

Anche in Francia visitavo spesso dei monasteri per una o più giornate, ritrovandovi sempre altri sacerdoti che conoscevo. “Sai, è il mio abbonamento mensile!” mi diceva qualcuno con un sorriso negli occhi. È vero, la familiarità con un monastero ti cambia dentro, ti modifica il ritmo e lo stile di vita. Perfino la maniera di celebrare diventa più essenziale, autentica, ispira la pace.
da Vangelo dei migranti, EMI Bologna, 2010