meritocrazia1Hai fatto benissimo! La cosa migliore che potevi fare nella tua vita!” gli ripetevano gli amici a Ravenna prima di partire. Forse era solo per incoraggiarlo. Ma lui spiegava che aveva degli obiettivi nella vita... Sì, obiettivi seri, sani, di conquista del suo avvenire, di apertura al mondo. Eccolo qui a Londra, ormai da due mesi.“Se questi sono i tuoi obiettivi, questa è la città giusta!” la replica sicura degli amici. Passaporto italiano, parla un italiano spontaneo, fluido. È figlio di un imprenditore senegalese laureato in giurisprudenza e porta un nome poco italiano, oltre che la pelle per niente chiara, anzi. Sapeva di trovare nella metropoli inglese dei giovani italiani come lui, ma tanti così no...“Ne è pieno dappertutto, soprattutto romani e sardi!” mi fa mostrando apertamente il suo stupore. Se ne parlava, infatti, l’altro giorno con una giornalista.“È vero, tantissimi sono i giovani italiani presenti ora a Londra!” Scuoteva, però, la testa:”Non è un bel segno!” A leggerlo bene è un cattivo sintomo: la nostra terra per i giovani non è più un mondo di promessa e di speranza. Anzi.

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