milano


Discepoli del Risorto


Un venerdì di fine aprile mi trovavo a Rabat, vicino al palazzo reale. Dopo la sua visita - come sempre, straordinaria! - mi avvicino alla grande moschea proprio a due passi, sono quasi le 13.00. Proibito entrare per i non musulmani! vi trovo scritto davanti. È la prima volta che incontro alle porte di una moschea questa raccomandazione tacita e abituale. Un senso di esclusività dello spazio segna il territorio di preghiera del musulmano. Si vive la logica dell’analogia, del simile. Il ritrovarsi tra i suoi è sacro: nessuna confusione con altri!
Mi siedo, allora, sotto l’ombra degli alberi accanto. In un’atteggiamento di contemplazione guardo questo movimento rapido, affrettato di uomini, di giovani e di donne che si recano alla preghiera comunitaria. Mi sembra di intravedere questo stesso movimento della nostra gente, che si affretta verso la chiesa alla domenica, per l’appuntamento con l’assemblea credente. Con Dio. Chiudo gli occhi qualche istante… ed ecco che aprendoli - come per miracolo! - mi ritrovo tra decine e decine di musulmani, che mi hanno letteralmente circondato. Tutt’attorno, ben allineati, con i loro piccoli tappeti. Sono, così, in mezzo a un centinaio di persone che seguono la preghiera, rilanciata dall’interno attraverso un altoparlante. È vero, mi dico, non sono entrato nella moschea, ma la moschea… è venuta a me!

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