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EPIFANIA A LONDRA

 

 

“Ma, allora, i re magi siamo noi!” esclama orgoglioso un emigrato italiano appena terminata la Messa. Illuminato come da una rivelazione improvvisa, sta traducendo l’omelia di oggi, festa dell’Epifania, in termini quotidiani, spiccioli, con personaggi nostrani.

 

Avevo spiegato poco prima per filo e per segno la dinamica dei re magi: venire da molto lontano, trovarsi perduto, condividere ciò che si ha di più caro, di tipico o di prezioso, mettersi in ginocchio nella terra raggiunta, ammirare la vita in qualcosa di povero e di essenziale incontrato. Infine, essere un re nel proprio paese, ma, strada facendo, diventare un nomade qualsiasi...

 

Sì, è vero, mi dico, i nostri emigranti italiani all’estero sono dei re magi in carne e ossa per questa terra straniera. Travestiti, tuttavia, da pastori. Quante umiliazioni! Vita difficile, tormentata agli inizi, come ricordava ancora l’altro giorno Antonio: “Sono cinquant’anni che sto qui, ma i primi tempi erano veramente duri, tutt’altra cosa rispetto ad adesso...” Deve essere stato arduo vivere qui, visto che tuttora non è facile campare in terra inglese per i tanti giovani italiani che vi capitano. E in giro per il mondo i nostri erano chiamati in tanti modi: ritals, macaroni, cìncali, dongo, negri, mafiosi... ma sempre con lo stesso disprezzo.


 

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