PELLEGGRINAGGIO

IN TERRA D’ISLAM

Quest’anno non siamo partiti. Gli altri anni, invece, la Quaresima era sempre per noi un pellegrinaggio dei giovani fino al deserto. Vivere l’incontro con l’altro, con il suo mondo e la sua fede differente, ma anche l’incontro con se stessi e la propria identità più profonda. Lo chiamavamo “pellegrinaggio dalla città al deserto”: da una città stupenda come Marrakech fino a un autentico deserto come il Sahara. Un lunghissimo percorso a piedi, in bus o su un cammello, accompagnati invisibilmente da Abramo, da Mosè, dai discepoli di Emmaus... Ogni giorno un personaggio biblico differente si metteva in cammino con noi per insegnarci a trasformare il cuore e lo sguardo. Il filo rosso era l’ascolto: difficile, fecondo cammino di apertura all’altro e di accoglienza del suo mondo differente.Atterravamo in una città viva e accogliente nel cuore del Marocco: Marrakech. Ci trovavamo immersi nel mondo musulmano. Profumi esotici, souk e mercati popolari, tè alla menta, volti con il turbante e quell’originale sinfonia di appelli alla preghiera che saliva spesso da tutte le moschee della città. Per noi era iniziare a mettersi in ascolto di un altro mondo con tutti i nostri sensi.


“Per me è un vero cammino di san Francesco” diceva Daniele. Era vero, non tanto per la fatica dei piedi, ma per lo spogliarsi di ogni cosa e alla fine, attraverso villaggi, oasi e vallate, trovarsi in pieno deserto. Restavamo sospesi tra il cielo e un mare di sabbia in un misterioso tu per tu con Dio. Incontri essenziali. Come lo era il sapore del pane cotto sotto la sabbia. Croccante, fragrantissimo. Erano lezioni stupende, indimenticabili. Lezioni di ascolto e di conversione all’essenzialità e all’empatia con l’altro. Ci accompagnava sempre una bella raccomandazione di Proust: “Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi!”

(da Dio attende alla frontiera, EMI, 2012
Presentazione_Libro)