atlas

i monaci di tibhirine

 

Sembra di entrare in una suggestiva kasba berbera, con le sue torri all’entrata a disegno geometrico e i suoi muri ocra, ma il bel nome scritto in grande la tradisce: Notre Dame de l’Atlas. Ha ripreso lo stesso nome del monastero di Tiberhine e qui vivono ora i monaci trappisti. Il priore Jean-Pierre viene ad aprirmi, mostrando sempre un fare gioviale e una bella disponibilità: siamo a Midelt, su un altopiano secco e desertico nel cuore del Marocco.

Entro nella cappella monastica, sobria, raccolta e con un che di mistico. Accovacciato ai piedi dell’altare trovo l’altro Jean-Pierre, ormai più che ottantenne, ha gli occhi azzurri dell’Alsazia, l’unico sopravvissuto del famoso monastero in Algeria. Accomoda un vaso di rose, con una lentezza e una delicatezza tutte sue. Le conto, sono sette. Come i suoi fratelli martiri. Nel frattempo passa rapido un giovane monaco, Geoffroy, e gli scivola un complimento:“Sono belle le tue rose!” Le coltiva lui stesso nel mezzo del chiostro, come una preghiera. E, quasi per una sua piccola mania le raccoglie sette alla volta... come un inno alla vita.

(da Dio attende alla frontiera, EMI, 2012)


clicca per continuare