“Dio attende alla frontiera”di R. Zilio
 
Intervista all’autore di “Dio attende alla frontiera” con Silvia Manzi

foto renato

Riflessioni, come pagine di diario, suggerite dagli incontri quotidiani  “di frontiera” in cui, a Londra come in Marocco o a Parigi, l’autore ritrova le tracce del volto di Dio. Esperienza viva, attualissima, trasformante, anche per il lettore. Per andare alla frontiera di se stessi, della propria fede, del proprio mondo. 
D - Lei scrive che “la frontiera è un luogo teologico”. Ci spiega questa affermazione?
R - È un luogo dove si scopre Dio, dove Dio si rivela, dove preferisce manifestarsi. È un luogo privilegiato per costruire l’originalità cristiana della fratellanza: amare l’estraneo, lo sconosciuto, l’altro. Situazione evangelica per eccellenza, essa dice la forza di Dio nel superare le nostre barriere.

D - Che cos’è la frontiera per lei?
R - Cerniera del mio rapporto con l’altro, essa può separare o congiungere, ma senz’altro induce a paragonare, a confrontare, a confrontarsi e a volte ad affrontarsi. “Luogo particolare dell’incontro e del confronto, dell’autonomia e della simbiosi, dell’identità e dell’alterità che si danno appuntamento, del contatto con un altro cammino umano che si incrocia, con un altro mondo”. È là dove si impara ad essere porosi, come suggeriscono i sociologi, e ciò ricorda la massima: “I sistemi si oppongono, gli uomini si incontrano”. Le frontiere sono ormai arrivate in casa nostra, si sono spostate, l’incontro con uomini, culture e mondi differenti si ritrova in molti nostri paesi. Ci fa vivere situazioni nuove, inedite e interculturali.
 
 

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