2013: un augurio, anzi una lezione

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 “E come sta l’Italia?” gli faccio a bruciapelo. Mi guarda serio, fa una smorfia dura. Alberto, 22 anni, appena sbarcato a Londra, non stenta a trovare le parole. Brutte. Ma vuole tentare la fortuna qui, come migliaia di altri giovani arrivati in questi mesi. All’arrembaggio. Vuole provare. Provarsi. Uscire dal nido. Questa metropoli di otto milioni di abitanti è un magnete potente per i nostri giovani italiani più di ogni altra città d’Europa. Sembra, forse, l’unica ancora di salvezza. Invece, anche qui si respira aria di crisi. Aria di povertà.

Imparare la lingua inglese, d’altronde, “il passaporto per il mondo”, li incanta. Noi, infatti, cultori dello spirito del campanile, appassionati della logica del simile, nel nostro curriculum non ci si siamo fatti generalmente esperti di lingue straniere, di altre culture, come lo si è qui o in Francia. L’altro resta sempre un po’ estraneo. Hospes, hostis. Ma per i nostri giovani è questa una lezione nuova, stimolante, specie in una Londra dagli orizzonti apertissimi, città multiculturale per eccellenza.

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