I responsabili della Pastorale dei migranti delle grandi città d’Europa si incontrano a Vienna 


 
“Da noi, i fiori a un uomo si offrono solo sulla tomba” mi soffia dietro Paola, mentre vater Martin, parroco cattolico, presenta all’imam Senad Kusur un bel mazzo di rose rosse. È per la sua accoglienza fraterna, sorridente, nella moschea bosniaca Hippgasse del centro città, seguita da un abbraccio che commuove. Gesto che si fa insegnamento, quando parte da due leaders religiosi. A Vienna, grande città multiculturale e multireligiosa, si assiste a miracoli come questo. O come quello di veder partire insieme da qui un giovane imam bosniaco e un prete cattolico per incontrare le comunità religiose miste, cristiane e musulmane, di Sarajevo e di Mostar, qualche mese fa. Assiste, stupito, il nostro gruppo, una ventina di responsabili della Pastorale dei migranti nelle grandi città europee, come Milano, Torino, Basilea, Bruxelles, Parigi, Barcelona...

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